Da un rigore fallito, l’amore infinito

Da un rigore fallito, l’amore infinito

Scritto il 26/02/2018
da Giovanni Campisi


Un rigore sbagliato diventa un pegno d’amore reciproco. Non capita mai nel calcio, dove un rigore sbagliato e magari decisivo – come in questo caso, e per più motivi – può macchiare o rovinare per sempre la carriera di un calciatore. A Catanzaro, invece, è accaduto il contrario. E guarda caso proprio nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio 1988.

Al Comunale (non ancora “Nicola Ceravolo”) è ospite la Triestina.

Il Catanzaro è in piena lotta per la Serie A e, dopo numerose sviste arbitrali (alcune delle quali, riviste oggi, davvero in malafede), contro gli alabardati punta ad una vittoria convincente per trainarsi ancora al gruppo di testa.

Ma la partita, pur vedendo un Catanzaro agguerrito con Massimo Palanca sempre arrembante e una Triestina con “pezzi da 90” come Edi Bivi e Franco Causio, si rivela “bloccata”, con poche occasioni di rilievo. Il tutto fino all’89’ quando Dal Pra atterra Chiarella ed il signor Bailo di Novi Ligure concede il rigore al Catanzaro; finalmente un episodio a favore, in una stagione in cui gli arbitri torturano letteralmente l’US.

Un’occasione da non perdere, dunque.

E lo diventa ancor di più un attimo dopo la concessione del rigore. Il portiere della Triestina, Rino Gandini, protesta vivacemente, arrivando addirittura a sputare un chewingum sull’arbitro! Espulso, Gandini verrà giustamente squalificato per otto mesi. E come se non bastasse, l’allenatore della Triestina, Enzo Ferrari, prende a schiaffi Gandini mentre esce dal campo, per imboccare il tunnel degli spogliatoi.

In porta va il terzino Maurizio Costantini, che negli anni successivi comparirà, da avversario (in due circostanze, una negativa e una positiva per i giallorossi), come allenatore dell’Acireale, sia in occasione dei playoff persi al “Ceravolo” nel 2003, che nella vittoria sotto la pioggia, della stagione successiva, con magico gol di Giorgio Corona, che contribuì alla promozione dei giallorossi in Serie B.

L’occasione è di quelle da non fallire e il pubblico tiene il fiato sospeso, pronto a esultare com’era logico in un’occasione del genere. Ma la sfortuna decide di mettersi in mezzo nella maniera più beffarda e crudele.

Il tiro, fortissimo, di Palanca, infatti, si infrange sul palo. Immediatamente esploso in un pianto a dirotto, l’immagine di Palanca, consolato e trascinato fuori dal campo dai compagni e da Fausto Silipo, rimarrà a lungo nella memoria dei tifosi.

Ma quel palo, anzi, quel pianto, che costò alla fine la promozione, diede a Palanca anche l’affetto del pubblico, rinsaldando ancora di più il rapporto di amore infinito, che dura tutt’oggi, con i catanzaresi ed i colori giallorossi.

Aurelio Fulciniti